A Monster's Expedition
A Monster's Expedition è uno di quei puzzle game indie che si imparano da soli nei primi due minuti e poi non si lasciano più. Niente tutorial, niente testo, niente frustrazione: solo un piccolo mostro che cammina, alberi da abbattere, e tronchi che galleggiano sull'acqua.
A Monster's Expedition è un puzzle game di Draknek and Friends, lo studio di Alan Hazelden, già autore di altri due piccoli classici del genere come A Good Snowman is Hard to Build e Cosmic Express. È uscito nel 2020 prima su Apple Arcade, poi su Steam, Switch e infine standalone su iOS, dove oggi costa nove e novantanove. Su Switch e Steam costa di più, tra i venti e i venticinque euro. È stato finalista all'Independent Games Festival 2021 e agli Apple Design Awards 2021 nella categoria Inclusivity, con un Metacritic 92 su Switch.
Come si gioca lo capisci nei primi due minuti. Sei un piccolo mostro che esplora un museo a cielo aperto dedicato alla civiltà umana. Per arrivare da un'isola all'altra devi abbattere alberi e usarli come ponti. Ogni isola è un puzzle: capire l'ordine giusto in cui buttare giù gli alberi, capire dove farli atterrare, capire come tornare indietro se ti sei bloccato. Non ci sono timer. Non ci sono vite. Non c'è una mossa sbagliata che ti rimanda indietro: se ti incastri, premi un tasto e annulli una mossa alla volta, all'infinito. Questa è una scelta di design importante che spesso non viene valorizzata abbastanza. Vuol dire che il bambino non ha mai paura di sbagliare, e quindi prova, prova, prova senza frustrazione.
Immagini dello sviluppatore, uso editoriale a scopo di recensione.
Quello che amiamo, oltre alla pulizia totale del modello (acquisto unico, zero pubblicità, zero acquisti in-app, zero notifiche, zero account), è l'umorismo gentile delle piccole targhe del museo. Ogni statua ha una didascalia che racconta un oggetto della nostra vita quotidiana visto con lo sguardo confuso di un mostro archeologo. Una bicicletta diventa "antico veicolo a due ruote forse usato per cerimonie religiose". Mio figlio ride. Io rido. Anche mia moglie, che di solito non si interessa ai videogiochi, si è seduta a guardarci e ha cominciato a leggere le targhe a voce alta.
I difetti onesti sono due. Il primo è che la difficoltà cresce, e dalla seconda metà del gioco i puzzle diventano impegnativi. Per un bambino sotto i sei anni serve un genitore vicino che dia uno spunto quando il bambino si blocca. Non un suggerimento diretto, perché rovinerebbe tutto, ma una domanda tipo "hai provato a tornare indietro a quell'isola con i tre alberi?". Il secondo è la lingua: i testi delle didascalie sono in inglese e non c'è traduzione italiana ufficiale. Per i bambini che non leggono ancora l'inglese, il genitore traduce a voce. Per i pre-lettori in generale il problema non si pone, perché le targhe sono un di più, non sono il gioco.
Lo consigliamo dai sei anni in coop con un genitore, dai sette in autonomia con il genitore che traduce le targhe quando serve. È perfetto come gioco da pomeriggio piovoso, come gioco da viaggio sul portatile, come gioco da fare insieme tra fratelli che si passano il joypad. Uno di quei giochi indie che dovrebbero essere conosciuti molto di più di quanto non siano.
Punti di forza
- Game loop pulito
- Assenza dark pattern
- Qualità del feedback elevata
- Curva di difficoltà ben calibrata
Punti deboli
- difficolta crescente puo richiedere assistenza sotto i 6 anni
- difficoltà crescente puo richiedere assistenza sotto i 6 anni
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